Sembra solo una brutta parola difficile da pronunciare, eppure è più comune di quanto si pensi.
Il bruxismo è l’abitudine a stringere, serrare o digrignare i denti. Rientra dunque tra le attività “parafunzionali” (forse la più diffusa), cioè quelle attività che non sono propriamente della bocca.
Molte persone non sono neanche consapevoli di queste abitudini, ma è necessario sapere che possono provocare danni seri.
Digrignare i denti, farli cioè sfregare gli uni contro gli altri, comporta una loro notevole usura, fino addirittura a farli consumare nel tempo. Se invece prevale il serramento dentale, l’atto cioè di stringere i denti tra loro, l’usura è minore, ma si provocano piccole filature dello smalto (spaccature dovute alla pressione).


Il bruxismo si manifesta in particolare durante il sonno (ma accade anche di giorno), nei periodi di maggiore stress e tensione dell’individuo. Crea un notevole affaticamento della muscolatura masticatoria, non concedendole il tempo di rilassarsi e compromettendo anche le fasce muscolari di collo e spalle, provocando cefalea, rigidità e dolori al collo soprattutto al risveglio.
Le cause non sono ancora note, ma ci sono alcune ipotesi riguardo l’origine del fenomeno. E’ importante però riuscire a distinguere tra una forma primaria, che insorge in assenza di altre patologie, e una secondaria, associata a malattie psicologiche, neurologiche, disturbi del sonno o assunzione di farmaci.
Evidente il ruolo dello stress come uno dei fattori scatenanti, ma è importante che il medico stabilisca se il bruxismo in questione rappresenti un reale problema per la salute orale del paziente.
Indipendentemente dalle cause del bruxismo, ci sono dei sistemi che permettono di controllarlo e di ridurne i danni.
Si può per esempio utilizzare il bite, un dispositivo rimovibile in resina trasparente, che si inserisce sui denti (in genere superiori). Evita l’usura dentale perché impedisce che i denti vengano a contatto tra loro. Ma quello che più conta è che permette di superare eventuali malocclusioni (difetti nella chiusura dei denti) perché dà la possibilità di chiudere i denti nella posizione di riposo dei muscoli della masticazione.

Il bite è meno duro dei denti, quindi con il tempo si consumerà. Allo stesso tempo riduce la sollecitazione dei tessuti di sostegno dei denti stessi.
Problemi come questi hanno comunque sempre bisogno di un consulto medico e della valutazione dello specialista, fondamentale per limitare i danni legati al bruxismo.
Nel nostro studio Daniele Modoni, specialista in ortognatodonzia, si occupa, tra le altre cose, proprio di questa tipologia di problematiche.

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Authordaniele modoni